Vieni a IngEgnEria, girerai il mondo

Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa — Aula B11

Quando è toccato a me ero troppo coinvolto per cogliere la faccenda ma il fatto è che le scuole di ingegneria non insegnano a progettare.

La scuola che mi ha formato mi ha bombardato di fondamenti di fisica e matematica, assillato con poderosi presìdi di scienze applicate e solo in ultimo, pur se con impegnativissime prove, mi ha messo nella condizione di progettare qualcosa.
Su 30 esami sostenuti forse 3 richiedevano la redazione di un progetto e il postremo, poderoso Costruzione di Macchine ti metteva di fronte alla tua pochezza miserabile di giovane presuntuoso; il professor Carmignani ci avvertiva con silente minaccia che quell’esame era “il complemento a uno di Ingegneria”.
Si badi bene: non dell’ingegneria, ma di ingegneria; e cioè non importava niente di tutto il resto, quanto brillantemente avevi superato gli altri 29 esami, senza quello non potevi neanche pensare di essere degno di quella scuola, non eri niente: 0,99 non vale come da Lidl: o 1 o niente.

Avrei capito più tardi che anche con quel complemento a uno -anche se ben acquisito- ero solo uscito da ingegneria e avevo appena cominciato a muovermi nell’ingegneria. Non sapevo progettare, sapevo giusto fare delle gran verifiche, dei bei disegni e degli ottimi dimensionamenti. Avrei imparato sulla mia pelle negli anni seguenti che cosa vuol dire progettare, e così credo di voi.

Nella seconda metà del secolo scorso il problema era già chiaro — fra gli altri- a Herbert Simon, il quale nel 1981 scrive un notevole saggio in cui dice che le scuole di ingegneria erano diventate scuole di matematica e fisica, quindi luoghi dove si insegnavano gli strumenti dell’osservazione dell’esistente e non i metodi di sintesi del possibile.

Non mi giustificherò dicendo che nel 1981 io leggevo l’UomoRagno e Isaac Asimov, -voi non so- ma spero che noterete la portata dell’osservazione: la progettazione come momento sintetico, di creazione.
Missione del progettista è rendere esistenti situazioni desiderate, ovvero: data una condizione di fatto insoddisfacente, decidere come dovrebbero stare invece le cose.

La ridico diversa: il progettista definisce come stanno le cose perché corrispondano a delle necessità espresse ma non ancora attuate nella realtà.

Questa cosa qui, intanto non te la dice nessuno quando studi da progettista, e’ significa che sei un demiurgo, un creatore di mondi e quindi hai un potere spaventoso. Per mia fortuna e vostra, come vi dicevo, nell’81 leggevo soprattutto l’UomoRagno e quindi sapevo che grandi poteri comportano grandi responsabilità.

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Mechanical Engineer+Teacher+(R&D Advisor). I design: machinery * I deal with: interactive systems * I teach: tech culture. Permutation of terms is allowed.

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Pensa come un ingegnere

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